Il Decreto Omnibus interviene sulle sanzioni legate alle discrepanze tra pagamenti elettronici e dati dei registratori telematici. Per gli errori di lieve entità arriva una soglia di tolleranza del 5%. Attenzione però: la percentuale riguarda il numero delle operazioni e non l’importo complessivo degli incassi. Una piccola svista nell’indicazione della modalità di pagamento non dovrebbe più trasformarsi automaticamente in una pesante sanzione fiscale. È una delle novità introdotte dal Decreto Omnibus approvato dal Consiglio dei ministri il 4 agosto 2026, che interviene anche sulle nuove regole relative al collegamento tra POS e registratori telematici. La modifica è particolarmente importante per bar, ristoranti, negozi e attività commerciali che ogni giorno devono gestire centinaia di operazioni tra contanti, carte di credito, bancomat e altri sistemi di pagamento elettronico.

Dal 1° gennaio 2026 è entrato in vigore l’obbligo di collegamento tra gli strumenti utilizzati per accettare pagamenti elettronici e quelli impiegati per memorizzare e trasmettere telematicamente i corrispettivi. È utile però chiarire un aspetto che spesso viene descritto in modo poco preciso. POS e registratore telematico non devono necessariamente essere collegati fisicamente tramite cavo o comunicare direttamente tra loro. L’Agenzia delle Entrate parla infatti di un “collegamento di tipo logico”. L’esercente deve associare i terminali POS utilizzati nell’attività ai registratori telematici attraverso l’apposito servizio disponibile nell’area riservata del portale Fatture e Corrispettivi. Il servizio online dell’Agenzia delle Entrate è stato reso disponibile nel marzo 2026. L’obiettivo è permettere all’Amministrazione finanziaria di confrontare con maggiore precisione i dati relativi ai pagamenti elettronici con quelli contenuti nei corrispettivi trasmessi giornalmente.

Il problema degli errori durante il lavoro quotidiano

Nella pratica, soprattutto durante le ore di maggiore affluenza, può accadere che la modalità di pagamento venga indicata erroneamente sul registratore telematico. Pensiamo, ad esempio, a un ristorante. Un tavolo da quattro persone genera un unico conto, ma al momento di pagare i clienti decidono di dividere la spesa: due utilizzano la carta, uno paga in contanti e un altro utilizza un differente sistema elettronico. Il totale del corrispettivo può essere perfettamente corretto e fiscalmente registrato, ma il numero o la tipologia delle operazioni elettroniche memorizzate dal registratore potrebbe non coincidere esattamente con quanto registrato dai terminali POS. Situazioni analoghe possono verificarsi in un bar durante le ore di punta oppure in un negozio quando l’operatore seleziona per errore “contanti” anziché “pagamento elettronico”. Si tratta di errori che non necessariamente comportano evasione fiscale, ma che il nuovo sistema di controllo è in grado di evidenziare.

Arriva la soglia di tolleranza del 5%

Per evitare che piccoli errori operativi producano conseguenze sproporzionate, il Decreto Omnibus introduce quindi una specifica soglia di tolleranza.Le sanzioni non dovrebbero essere applicate quando la discrepanza tra: il numero delle operazioni registrate come pagamenti elettronici dal registratore telematico e il numero dei pagamenti elettronici effettivamente accettati dall’esercente non supera il 5%. Ed è proprio questo il punto più importante della nuova disposizione. Il 5% non riguarda l’importo degli incassi. Alcune interpretazioni circolate in questi giorni possono far pensare che venga consentita una differenza fino al 5% tra l’importo degli scontrini e l’importo incassato tramite POS. Non è così, la soglia prevista dalla norma riguarda il numero delle operazioni, non il loro valore economico. Per fare un esempio semplice, non significa che un’attività che registra 10.000 euro di incassi possa avere automaticamente una differenza “tollerata” di 500 euro. La nuova disposizione nasce invece per gestire quelle piccole discrepanze operative che possono verificarsi tra il numero dei pagamenti elettronici realmente effettuati e quelli indicati nei dati trasmessi dal registratore telematico.

La tolleranza non protegge l’evasione fiscale

Il nuovo limite del 5% non deve quindi essere interpretato come una franchigia generale. Se dalla discrepanza emerge un corrispettivo non registrato, un ricavo sottratto alla tassazione oppure un’ IVA non correttamente dichiarata, restano applicabili le normali disposizioni fiscali e le relative sanzioni. La finalità della modifica è differente: separare l’errore formale dalla violazione fiscale sostanziale. Per gli esercenti si tratta di un correttivo importante, perché riconosce che nella gestione quotidiana di un’attività commerciale possono verificarsi piccoli errori senza che dietro di essi esista necessariamente un comportamento evasivo.

Cosa devono fare ora commercianti e ristoratori

L’introduzione della soglia di tolleranza non modifica comunque l’obbligo di utilizzare correttamente registratori telematici e sistemi di pagamento.

Gli esercenti dovrebbero quindi:

  • verificare che tutti i terminali POS siano correttamente associati ai registratori telematici;
  • utilizzare correttamente le modalità di pagamento previste dal software di cassa;
  • controllare periodicamente eventuali differenze tra pagamenti elettronici e corrispettivi;
  • mantenere aggiornati registratori telematici e software gestionali;
  • rivolgersi al proprio tecnico o fornitore in presenza di anomalie ricorrenti.

La tecnologia permette oggi all’ Amministrazione finanziaria di effettuare controlli molto più precisi rispetto al passato. Proprio per questo diventa fondamentale utilizzare sistemi di cassa correttamente configurati e mantenuti.

Il Decreto Omnibus introduce comunque un principio importante: una piccola svista operativa non deve essere trattata nello stesso modo di una vera omissione fiscale. Per migliaia di commercianti, bar e ristoranti è una modifica destinata ad avere conseguenze concrete nella gestione quotidiana di POS e registratori telematici.